cattive maestre

posted on | June 26, 2009 | 14 comments

una illustrazione di tim burton

da piccolo facevo un sacco di domande strane che non trovavano risposta. che poi ho scoperto che non la trovavano mica che le domande erano stupide, ma che le maestre non sapevano gnente di gnente.

in terza, intuendo le soddisfazioni che tale prassi mi avrebbe riservato, ho chiesto all’enrica come si dice quando sei felice perché una persona è triste?

l’enrica non ne aveva la più pallida. e come al solito era molto più preoccupata per me che per la propria ignoranza [quella parola esiste].

è il post di alessandro che mi ha fatto venire in mente l’enrica. e l’enrica mi ha fatto venire in mente l’anna [che era la mia maestra di quarta]. all’anna avevo chiesto se no! si dice sempre uguale. oppure c’è un no che si dice a chi si aspetta un sì diverso da un no che si dice a chi si aspetta un no?

che sembra una altra domanda assurda solo se non sai che la soddisfazione di un no dato a chi è sicuro di un sì è tanto grande da meritargli un nome tutto suo. un no speciale, altisonante. un no-one, insomma.

ecco, visto che l’anna aveva una bellissima figlia, silvia, ma non sapeva un tubo, adesso che mi è tornato in mente lo richiedo a voi. esiste una lingua in cui il no cambia a seconda delle aspettative dell’interlocutore?

tag: maestra, nain, niet, no, schadenfreude, scuola elementare, , tim burton

robe che potrebbero c'entrare

comments

14 responses to “cattive maestre”

  1. baburu
    June 26th, 2009 @ 8:04 pm

    non c’entra nulla
    però so questa cosa
    che gli indiani dell’india per annuire muovono la testa come in tutto il mondo si fa per dire no.

    quindi per certi versi, se non lo sai spesso può capitare di ricevere “un no” che non ti aspetti.
    tipo questa mia amica che era a calcutta e stava contrattando per il prezzo di una corsa in risciò e diceva una cifra e il guidatore faceva no con la testa allora lei cedeva di qualche rupia e l’altro a scuotere ancora vigoroso la testa, e lei di nuovo ad aumentare e questo a scuotere con un sorriso sempre più largo sulla faccia… non so bene come sia andata a finire. ma in quel caso sicuramente quello era un “no” di gran godimento per chi lo diceva…

  2. el-sibe
    June 26th, 2009 @ 8:47 pm

    quello che ha scritto baburu vale anche in bulgaria.

    in giappone, la cortesia verso un ospite, non prevede di negargli alcunché. quindi tra un inchino e un altro rispondono sì anche se impossibilitati a esaudire la richiesta.

  3. ghiaccio-nove
    June 27th, 2009 @ 8:54 am

    e un sì che si dice a uno che si aspetta un sì diverso da uno che si dice a uno che si aspetta un no?

  4. #6
    June 27th, 2009 @ 5:02 pm

    In francese, se la domanda è posta negativamente, si dovrebbe rispondere “si” invece di “oui”.

  5. Schiaffino
    June 29th, 2009 @ 9:39 am

    c’è una cosa del genere in tedesco, la differenza tra ja e doch, il secondo si usa quando la risposta è diversa da quella che l’interlocutore darebbe per scontata; però ho abbandonato il tedesco da anni e non sono più tanto sicuro

  6. [c]*
    June 29th, 2009 @ 10:03 am

    bravi i tedeschi, ehehehe.

    anche se avrei detto che era una cosa più da russi, questa qui…

  7. Samuel
    July 1st, 2009 @ 3:24 pm

    In tedesco “ja” e “doch” funzionano come in francese “oui” e “si”: il secondo vuol dire “sì” in risposta ad una domanda negativa.

    Credo che in italiano si dica “certo”:
    - non sei più stato da Caio?
    - certo.
    In un certo senso stai dando un “sì” che non ci si aspetta… ma la cosa ha una portata meno forte di quella di cui parli tu.

    Se vuoi giocare con i “no”, potresti provare a usare “assolutamente”: molti lo lasciano lì da solo quando in realtà dovrebbe accompagnare un sì oppure un no. E il bello è che lo puoi lasciare da solo in entrambi i casi… “Ma assolutamente!”.

    Solo che non stai ancora esprimendo un “no-one”. Il no-one potrebbe essere “scordatelo”. Il tuo interlocutore ha una cosa in testa, tu lo sai, e gli dici che se la può cancellare da lì.
    Che ne dici?

  8. [c]*
    July 1st, 2009 @ 3:54 pm

    si samuel ci hai ragione, ma è tutto troppo lasciato all’interpretazione, non è il dolmen linguistico di cui abbisogno.

    mi piacerebbe qualcosa che faccia più male, ma vabbè, non si può avere tutto, ehehehehe.

  9. Samuel
    July 1st, 2009 @ 7:49 pm

    Uh, se vuoi fare male puoi dirlo in russo.
    Quello si che è un no-one… :)

  10. lapiccolacuoca
    July 2nd, 2009 @ 6:57 am

    esiste un no-one in italiano.
    no e non c’è possibilità di discussione.
    me l’ha detto la pediatra quando bisognava operare la figlia. è una roba che chini la testa stai zitto e sai che non puoi replicare. per i giapponesi è vero che non ti dicono mai no. ma quando e se lo dicono corrisponde a no-one e prova tu a metterti a discutere con un giappo incazzato.

  11. Samuel
    July 2nd, 2009 @ 9:37 am

    Non c’entra con il no-one, ma in generale con tutte quelle parole che vogliono dire qualche cosa di molto complesso e sfaccettato…
    http://sicapisce.wordpress.com/2009/02/09/nube-che-appare-dopo-il-tramonto/
    Magari ti piace.

  12. [c]*
    July 2nd, 2009 @ 10:32 am

    si lo avevo già letto quel post… adoro quelle parole e le lingue che le prevedono.

    in realtà trovo l’italiano da questo punto di vista una lingua un po’ povera. è piena di sinonimi, ma l’uso l’ha resa poco sfaccettata.

  13. Samuel
    July 4th, 2009 @ 12:30 am

    Povera povera, direi di no… E’ che per esprimere molti concetti si preferisce creare giri di parole.
    “Dare del tu” è un concetto ben preciso, che però non si è meritato un verbo a se stante. In tedesco esiste una specie di “tuare” (e relativo “leiare”): duzen (e siezen).

    E anche in inglese non ci si fa problemi, a costruire parole con tutto ciò che capita a tiro. Famoso è “to google”, ma adesso che esiste il motore di ricerca Bing (da un mese), ecco subito “to bing”: che in italiano è “andare su Bing e cercare…”. C’è poco da fare, ci piace troppo parlare a lungo, e prenderci il giusto tempo…
    :)

  14. Michela
    October 22nd, 2009 @ 1:14 pm

    Un po’ di tempo fa traducevo documentari dall’inglese e ho trovato la parola “unducklike” per descrivere un’anatra che non aveva l’aspetto di un’anatra…

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