gli aristomentecatti

posted on | April 26, 2011 | 8 comments

il ventinove luglio del millenovecentottantuno eravamo colla frizione rotta in rulott in macedonia. quella rincoglionita di mia madre aveva imposto una sorta di embargo del divertimento estivo finché non avessimo trovato un posto da cui assistere in diretta al matrimonio di carlo e diana spenser.

non so se avete una idea di quanto potesse esser semplice scovare un televisore in macedonia nell’ottantuno, ma del resto pare fosse fondamentale valutare in prima persona ed in tempo reale la lunghezza dello strascico dell’aristocratica stronza. credo il tacito patto col babbo fosse occhei, ma poi ti stai zitta per un mese e non lavo più i piatti in campeggio.

presi a sassate da un contadino che ci gridava mussolini ho visto la s/ciabattante genitrice arrampicarsi a un davanzale come nemmeno fantozzi per rubare le immagini da un brionvega bianco. uno di quelli che coll’umidità cambiava da solo i canali e dovevi scaldarlo con il fon.

c’erano dunque una vecchia casa, un vetusto tivì, un fon acceso, una donna matura appesa ad un davanzale colle gambe che scalciano cercando il suolo, una mentecatta del futuro che nel modo delle bimbe che fan finta di piangere salmodiava posso vedere il pincipe e la pincipessa?

probabile che tornando oggi in quei luoghi troverei i figli del contadino a tirar sassi la stessa vecchia casa rattoppata alla meglio ed un televisore al plasma nuovo di pacca. la stessa identica smania per due teste coronate a nozze.

ma del resto, io sono un pessimista coi fiocchi.

  1. autobus stampede
  2. trentasei milioni di applausi
  3. le radici del pregiudizio
  4. sillogie
  5. sulle traccie del vifì

comments

8 responses to “gli aristomentecatti”

  1. sara
    April 26th, 2011 @ 2:16 pm

    yea! ho riso come una matta, ancora!

  2. marco
    April 26th, 2011 @ 4:05 pm

    pessimista?…realista è la parola giusta!

  3. [c]* - di cristiano valli - dov’eri quando hanno ucciso lennon?
    April 27th, 2011 @ 9:28 am

    […] il post di ieri mi ha fatto pensare che grazie a quei due tangheri nemmeno sapevo chi fosse gion lennon quando ci hanno sparato. ma in compenso so perfettamente dove e con chi ero quando si sono sposati carlo e daiana. […]

  4. Lele
    April 27th, 2011 @ 3:01 pm

    Scusa se te lo dico, e mi spiace, ma in genere i tuoi post familiari a me risultano molto tristi.

  5. Lele
    April 27th, 2011 @ 3:03 pm

    No. Non tristi. Amari, piuttosto. Scusa.

  6. [c]*
    April 27th, 2011 @ 3:04 pm

    non serve che ti scusi, cosa vuoi che mi importi che uno sconosciuto trovi amaro qualcosa che amaro non è? sono molto felice di aver avuto una famiglia di merda. posto che l’obiettivo è sempre stato di essere una isola, fin da piccolissimo, è più facile non avere una famiglia se la tua famiglia fa cagare.

    [non vorrei passar per cafone. cioè, almeno nel frangente, ero puramente descrittivo]

  7. Lele
    April 27th, 2011 @ 5:10 pm

    Bene, allora scusa se ti ho chiesto scusa.
    Chiedevo scusa a te come se chiedessi scusa a uno come me che si sentisse dire che i racconti della sua famiglia inducono amarezza: uno come me ci rimarrebbe male.

    Questo perché io direi l’opposto di “sono molto felice di avere avuto una famiglia di merda”, ovvero: sono molto felice di non avere avuto una famiglia di merda.

    A dire il vero ci sono un po’ rimasto male anche che mi hai dato dello sconosciuto. Ma non ti incuriosisce che uno – diverso da te – percepisca come amaro quello che per te non lo è (o viceversa)? Non ti poni il problema (per esempio della soggettività della percezione) o ti sei già dato risposte?

  8. [c]*
    April 27th, 2011 @ 5:19 pm

    si scusa non intendevo farti rimaner male collo sconosciuto. alla fine se ci penso sei probabilmente la terza o la quarta persona con cui ho più parlato quest’anno. proprio nella vita dico [se escludiam l’onda].

    il fatto che uno diverso da me percepisca come amaro quello che per me non lo è [o viceversa] è ciò che mi capita da sempre. la fatica è convincerlo che va tutto al meglio così, di solito.

    la risposta che mi son dato alla milionesima volta è stata ‘oh, c’è della gente che è proprio un sacco diversa da me’.

    [ovviamente non pretendo di convincere te che non avere una famiglia o averne una di merda sia il top. è il top per me. non potrei vivere altrimenti. e non è una vanteria, è un limite. un limite che, posto che ognuno ha i suoi limiti, son contento di avere. non è nemmeno uno dei peggiori possibili. ed è fra quelli che ti lasciano più tempo libero]

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