il seventeen nei sixties

posted on | February 14, 2011 | 6 comments

spesso di mattina vado in sormani, a leggere i giornali dell’italia che mi piace. quella che va dal cinquantuno al settantotto. sfogliando il sessantuno, si scopre che del centenario importava ancora meno di questo centenarioemmezzo qui.

se si escludono torino e i torinesi che non ci stavan dentro, se ne parlò un bel po’ il diciassette, un po’ meno il venticinque. si fece un festival della canzone italiana a niù iorc a febbraio ed un giro d’italia ad-hoc a maggio. nulla si fermò o chiuse. e venne senz’altro celebrato più da chennedi, che da gronchi.

l’amante di chennedi, ‘il secolo d’italia’ la chiamava marilina.

in alto la prima pagina de ‘la nazione’ di quel giorno [apertura invero di tutte le testate, escluse secolo d'italia ed unità. quest'ultima, nemmeno citò la notizia].

tutte le altre cose che stiam scovando, ve le facciam sentire per radio colla silvia giacomini. se si riesce a fare il documentario-radio che vogliamo fare.

  1. come un vecchio sulla sedia a dondolo
  2. to’chin’ abaut re-evoluscion
  3. ventiduenovembresessantatré
  4. ed il primo emendamento?
  5. per ora da due. poi da tre

comments

6 responses to “il seventeen nei sixties”

  1. sara
    February 14th, 2011 @ 9:31 am

    “marilina”!!! grazie, questa me la rivendo.

  2. ciocco72
    February 14th, 2011 @ 9:46 am

    bellissima idea spero che podcasterete il docuradio (cosi’ tra 50 anni nessuno si dovrà sbattere più di tanto)

  3. Schiaffino
    February 14th, 2011 @ 10:11 am

    ma la cosa ancora più figa è l’attacco dei “carristi” a Nenni.

  4. A new Risorgimento « Nomfup
    February 14th, 2011 @ 11:38 am

    [...] più elegante, talentoso blog italiano – Coserosse di Cristiano Valli – ci regala una perla documentale sul discorso che John Fitzgerald Kennedy tenne il 16 marzo 1961 per il [...]

  5. Alessio
    February 16th, 2011 @ 4:51 pm

    Mi unisco alla richiesta di podcast.

  6. Ornitorinco di rodio
    February 22nd, 2011 @ 10:54 am

    Secondo me l’arcano si spiega facilmente.
    Festeggiare gli anniversari dell’Unità d’Italia il 17 marzo è frutto di una mistificazione storica in teologale malafede per non disturbare la digestione ai prelati.
    Il 17 marzo 1861 quel che è successo, semplicemente, è stato il cambiamento di nome del Regno di Sardegna che è diventato Regno d’Italia.
    Ma la terza guerra di indipendenza per riprenderci il Veneto, ultimo cascame del lombardo-veneto e dell’occupazione austrica era ancora da combattere ( 1866 ), e a posteriori mi domando se abbiamo fatto bene a combatterla.
    Oltre a questo rimaneva ancora in piedi il potere temporale del papa e lo stato pontificio, che Garibaldi avrebbe preso volentieri 9 anni prima ma che i dignitari sabaudi hanno preferito posporre per paura…

    Il vero 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia sarebbe una cosa veramente importante, che dovremmo celebrare festeggiando nelle strade e nelle piazze perchè avrebbe un altissimo valore concreto e simbolico

    MA

    1) non cade il 17 marzo 2011 bensì il 20 settembre 2020 quando ci siamo ripresi anche l’ultimo pezzetto d’Italia a cannonate con la breccia di Porta Pia.

    2) siamo in Italia e in realtà il potere temporale della chiesa non ha mai cessato di esistere quindi non si può…

    Una volta i partiti lo sapevano, quindi siccome qualcosa bisognava pur celebrare, si festeggiava l’anniversario del cambiamento di nome ma con un minimo di pudore non si faceva troppo baccano e non si spargeva troppa retorica intorno a quella che si sapeva essere una mistificazione ad arte per non costringere i vescovi a dover prendere un alka seltzer.

    Oggi il senso della storia si è perso e si fa un gran polverone intorno ad una cazzata con l’unico effetto di rendere ancor più popolare chi vorrebbe ripassare direttamente dall’Italia ai feudi come nel medioevo.

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