il blus della novanta
posted on | February 3, 2009 | 12 comments

circonvallazione. destra. da viale isonzo a piazzale lotto, da piazzale lotto a viale isonzo. ventuno chilometri, con due fermate ai lati opposti di milano. a fare finta di fare i capolinea. perché la novanta poi non torna indietro, gira sempre. dalle quattro alle due di notte, tutto intorno alla città. ah, già. la novanta si chiama così perché a milano, gli autobus, sono femmine.
salgo alle quattro. assieme ai resti della notte. la prima novanta del mattino trova quello che milano ha lasciato in giro la sera prima. è buio. piove. l’autobus è un acquario con l’acqua tutta fuori ed i pesci tutti dentro. il primo giro dura un’ora giusta. adesso i capolinea non fanno nemmeno finta. una fermata semplice e via, altro giro. dei resti della notte ti accorgi solo quando salgono. mai quando scendono. forse perché è la prima novanta in due ore e loro non fanno che salire. sono ubriachi della sera prima, ubriachi di alcool o di stanchezza. sono guardiani o infermieri a fine turno o pensionati mattinieri con faccende poco chiare da sbrigare. dalle parti dell’ortomercato. scendono quasi tutti qui. oppure alla stazione centrale. all’improvviso. chissà perché poi. forse c’è un posto che conoscono loro, dove fanno le brioche buone.
alle sei. in viale tibaldi, milano sud, scendono due ubriachi, gli ultimi due, salgono diciannove donne. hanno tutte dei bei nomi anni cinquanta, la borsa pesante e il trucco pesante. sono donne di servizio, colf, collaboratrici domestiche. per un’ora la novanta è cosa loro. i datori di lavoro li chiamano padroni, o al massimo i signori. le padrone vogliono il colletto della camicia dei signori stirato dritto per dritto, i ficus bagnati alla mattina presto ma solo dopo aver spolverato le foglie, che non si parli di soldi ai loro figli. che per prima cosa si lavano i piatti e poi si fanno le stanze. la padrona non lo sa ma lei beve sempre un po’ di liquore e accende la radio mentre passa il battitappeto. lei non sospetta niente. le padrone lasciano le mutande tutte in giro e non sciacquano la vasca. pare che una di loro riceva anche degli uomini. invece l’ingegnere è tanto bravo, ma tanto solo.
gli studenti arrivano a scaglioni. secchioni. e chi non ha ancora fatto i compiti. sette meno un quarto. chi va a scuola lontano. sette. i più. sette e un quarto. ritardatari. sette e mezza. chi non sa ancora se poi ci va a scuola. otto meno un quarto. chi non ci va di sicuro. nove. cose che si sentono sulla, novanta. marta ama luca. giovanni le ha chiesto se vuole diventare la sua ragazza, ma lei è già impegnata con fabio. come fabio chi? quello che si è fatta sabato pomeriggio in discoteca. gigi sabato si è fatto anche claudia. se stai con una non dovresti farti le altre. però le ha solo messo la lingua in bocca. oggi c’è il compito di mate all’einstein, fanno un tema e due verifiche di scienze al leonardo, al salvador allende domani c’è la verifica di fisica ed anna non sa niente, oggi invece ci sono un sacco di interrogazioni programmate di storia e filosofia. ma tanto baccolo non viene con la scusa che è malato. intanto ci si mandano emmemmesse con altri liceali medi che stanno lì di fronte. per vedere se arrivano. e in quanto tempo. poi si fanno dare il telefonino per vedere se è arrivato. e se è arrivato giusto. intanto penso che baccolo alle interrogazioni programmate secondo me dovrebbe andare, ché ho scoperto che non è carino nei confronti di marina, che è carina e che fa bevilacqua di cognome e viene subito dopo di lui sul registro. però poi vedo che bevilacqua sarà carina ma ha due cellulari con cui si scambia emmemmesse, quindi forse baccolo fa bene a non andare.
alle dieci in piazza napoli. sale la signora gianna e tutte le sue amiche. vanno o vengono dal mercato, ma vorrebbero andare tutte all’ospedale. hanno l’affanno e una tosse rarissima che ha solo lei e che non guarisce mai. deve andare dallo specialista. tutte devono andare, sono appena andate o stanno andando dallo specialista. e comunque ci devono tornare. hanno la mano che le tira, che suo figlio la ha mandata da un primario bravissimo che la ha operata, un primario che è un professorone ma adesso le tira la mano. però che bravo figlio che ha signora, non come il suo che della mamma non gliene frega niente e non le fa la spesa che le dice che fare le scale le fa bene alla salute e non la chiama nemmeno per dirle crepa. dopo dieci minuti ho l’affanno, una tosse rarissima che non guarisce mai, la mano che mi tira e sto andando dallo specialista. e, comunque, io se mio figlio mi chiama e mi dice crepa, preferirei non avesse chiamato. come minimo.
la donna strana sale in viale isonzo alle undici. con un secchio e lo spazzolone. mocio vileda. canta la carmen e pulisce il pavimento. il pavimento della novanta. devi sollevare i piedi sennò urla. io me la ricordo da metà anni ’80 la donna strana, ma la signora gianna la chiama matta e mi dice che questa è quella nuova. la matta nuova della novanta. quella che dico io è morta anni fa. quindi adesso penso che per ogni persona strana ce ne è un’altra strana uguale, se non più strana, che vive alle sue spalle, pronta a sostituirla nella sua stranezza. mi chiedo se da qualche parte ci sia un’altra donna strana con spazzolone e secchio che aspetta che muoia questa qui per pulirla lei, la novanta. magari la donna strana che conoscevo io è stata uccisa da questa qui, che a sua volta è in pericolo. non la avviso però, ché ha ucciso la mia, di donna strana. però alzo i piedi, sennò urla.
pare che in pausa pranzo con la novanta ci vadano solo sciampiste. oppure dalle parti di piazzale maciachini c’è il più grande parrucchiere del mondo e io non lo so. va di moda il rame e non bisogna mai dire che stai bene se qualcuno ti chiede come stai, ché non è trendy. devi accampare almeno due giorni di mal di testa insopportabile. il loro uomo le porta alle barbeidos e paga ovviamente lui. pensa che prima stava con uno che la aveva invitata due settimane alle maldive e poi voleva fare a metà delle spese. la suoneria del cellulare? la tarantella! come i carabinieri. che sembra uno scherzo, ma sul cellulare i carabinieri hanno tutti la tarantella. devono andare assolutamente da intimo tre che qualcuno sa perché si chiama intimo tre? che prima pensavano che c’erano anche l’uno e il due, di intimo, ma non ci sono, magari c’erano e non ci sono più. chissà se c’è un modo politically correct di chiamare le sciampiste, chessò, addette alla pulizia capo. nel senso della testa. o qualcosa di più scientifico, tipo tricodilavanti. però non so se se lo meritano un nome più politically correct. queste qui almeno.
alle quattro. in piazzale lotto sale una signora con il cappotto di cammello e l’ombrello. non timbra il biglietto e si scaglia contro un egiziano che parla al telefono. “bababà Bababà Bababà” – urla. bababà bababà bababà? “ma non lo senti che lingua che parli – insiste – bababà bababà bababà. non si capisce niente!” non si capisce niente? è arabo signora, c’è anche il detto. quando non si capisce niente, si dice, ma cos’è, arabo? se non lo sa l’arabo non si capisce niente no. figuriamoci cosa capisce lui di lei che strilla bababà. cosa dovrà mai capire poi. lui mica sta parlando con lei, al telefono.
alle sei. in città studi salgono tre controllori. chi può scende. invece che dare la multa a loro datela a tutti questi stranieri che non pagano il biglietto! altre cose che si sentono sulla novanta. ha lasciato l’abbonamento a casa ma è la prima volta che lo fa. sono sei anni che tutti i giorni paga e mai un controllore, lo trova proprio oggi che non ce l’ha, il biglietto. è perché proprio oggi non ce l’ha? beh, dopo tanti anni che uno paga uno si dice, oggi non pago e voglio proprio vedere se hanno il coraggio di farmi la multa. ce l’hanno. non è vero che ha timbrato adesso, ha timbrato adesso perché è salito adesso. quindi ha timbrato adesso? facciamo che se mi paga la multa io non le chiedo i documenti e non c’è bisogno di chiamare la polizia. perché non gli da la ricevuta? perché lui non ha i documenti. devo ricordarmi di chiedere all’atm se si fa così.
dalle otto a fine turno è come stare in centro. a marrakech. come direbbe la signora con l’ombrello e il cappotto di cammello, non si capisce niente. bababà bababà bababà. ma tanto mica parlano con me, quindi chemmifrega. si parla arabo, francese, indiano, inglese, rumeno, slavo. la novanta di babele. gli slavi giocano a dadi sotto i sedili. girano dei soldi che non sono euro, ma nemmeno lire. hanno l’aria di puntare forte, ma non conosco il cambio. gli altri, tutti al cellulare. se la novanta fa da ‘gabbia di faraday’ ci stiamo cuocendo tutti poco a poco, come in un forno microonde. devo ricordarmi domattina di chiedere ad anna, ché ha la verifica di fisica al salvador allende.
l’ultimo giro è quasi a vuoto. sono le due. la novanta ha appena finito di lasciare giù ciò che ritroverà domattina. a partire dalle quattro. mi chiedo se poi esiste quel posto dalle parti dell’ortomercato che fa le brioche buone. mi chiedo se baccolo ci sarà andato all’interrogazione programmata. e gigi? avrà messo altre lingue in bocca? che lingue? bababà bababà bababà? non è che le sciampiste sono tutte alle barbeidos? la padrona avrà ricevuto altri uomini stanotte? a me mi riceverebbe? e se la donna strana nuova è stata uccisa dall’altra donna strana più nuova? magari questa qui pulisce meglio. non scendo. è buio e piove ancora a dirotto. la novanta è un acquario con l’acqua tutta fuori e i pesci tutti dentro…
[apparso su urbanmagazine #7/2002 - ho rifatto il giro nell'aprile del 2008. non ho cambiato quasi nulla perché quasi nulla è cambiato. è solo diventato tutto un po' più fisico. gli essemmesse sono diventati emmemmesse ed ora probabilmente sarebbero meil. gli episodi descritti si verificano tutt'ora in infinite varianti. ogni giorno. le barbeidos sono ancora abbastanza trendi ed i carabinieri come suoneria hanno ancora tutti la tarantella. si gioca a dadi, ma anche a becghemmon. la donna strana invece, per quel che ne ho saputo, è tornata in calabria. un paio di anni fa]
tag / babele, barbados, carabinieri, milano, salvador allende, tarantella
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12 responses to “il blus della novanta”
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February 3rd, 2009 @ 10:03 am
1.è scritto ddaddio!
2.hai esattamente scritto tutto quello che hai ascoltato?
3.vorrei essere dentro questa storia
vorrei essere anche la padrona
February 3rd, 2009 @ 12:01 pm
le ho viste tutte , mentre leggevo, queste persone..
February 3rd, 2009 @ 1:11 pm
è così. è proprio così. da anni. e lo sarà per tanti altri, almeno finchè esisterà la novanta
February 3rd, 2009 @ 1:16 pm
che bello…
February 3rd, 2009 @ 1:46 pm
[...] città. ah, già. la novanta si chiama così perché a milano, gli autobus, sono femmine… (leggi tutto) (Cristiano [...]
February 3rd, 2009 @ 2:30 pm
è talmente blus
che mi viene voglia di cantare
è talmente blus
che ora il blus lo si può anche leggere
è talmente blus
che non posso fare altro
February 3rd, 2009 @ 4:23 pm
bellissimo. gli ubriachi tornano sempre a casa. anche in autobus
February 3rd, 2009 @ 4:36 pm
molto bello…
February 3rd, 2009 @ 4:40 pm
me la ricordo questa qui.
dal duemiladue.
un po’ mi fa sentire vecchia,
voglio dire,
il fatto che mi ricordo le cose che scrivevi nel duemiladue.
ma poi no
che se tanto la novanta è sempre uguale
magari se ci impegnamo
non si invecchia mai.
February 3rd, 2009 @ 5:49 pm
è bellissimo questo pezzo, anch’io me lo ricordo.
l’avevo trovato in internet come altri scritti da c su urban, tutti bellissimi !!!
June 19th, 2009 @ 12:19 pm
Dovremmo farci tutti ogni tanto un giro sulla novanta, servirebbe a riconneterci con la realtà.
Però 22 ore sono troppe, neanche per andare in australia ci metti così tanto!
Che pazienza hai?
December 13th, 2011 @ 5:15 am
[...] foto del post di ieri è rimasto incastrato un altro pezzo del retro di un filobus milanese. una novanta. accanto ai cavi sono indicati il polo positivo e quello negativo. così uno se vuole può [...]