tonino accolla deve diventare rauco

posted on | January 7, 2009 | 47 comments

tonino accolla

io non so come doppino il cinema ché di film più o meno non ne vedo. per quel che riguarda le serie tivì, la famosa scuola italiana fa veramente cagare. non parlo di voci. li va a gusti. è che chi cura un doppiaggio dovrebbe seguire almeno un paio di linee guida. primo. rispettare il lavoro di ENORMI professionisti della scrittura televisiva. persone che su ogni frase sputano sangue. secondo. sapere l’inglese.

ed invece ci sono errori così grossolani di traduzione che si percepiscono anche solo seguendo la versione italiana. nell’ultima settimana ho colto un to strike, nel senso di scioperare, tradotto con “dobbiamo dare un colpo!”, to unveil tradotto con “mostrare senza il velo”, licenziamento per giusta causa con “allontanato per una buona ragione”, viral marketing con “marketing aggressivo” [con l'interlocutore che risponde "non usi quel termine per favore, lo odio". quale termine? aggressivo? marketing?].

qui siamo proprio alla squallida ignoranza. capisco che negli anni settanta si potesse tradurre star fighter con “stella pilota”, in guerre stellari. ma è un errore che fa ridere ancora oggi [fra l'altro. che senso ha rifare in digitale anche mille volte quel film, se l'audio resta quello schifo?] e ci si aspetta rimanga una magnifica eccezione. queste cose, come certe assurde traduzioni di nomi e cose in friends o nei simpsons, dimostrano nel peggiore dei casi menefreghismo ed incuria nello svolgere il proprio lavoro. nel migliore, una tale pervicacia nel seguire il labiale ad ogni costo da ritenere irrilevante il senso della frase.

anche i sottotitoli di itasa e di subsfactory, che iddio li abbia in gloria, zoppicano qua e là. ma sono il più possibile letterali. rispettano il lavoro altrui. invece c’è un andazzo, nel doppiare, che segue un unico verbo. lasciare che si capisca la storia. dei dialoghi, della personalità dei personaggi, della coerenza narrativa, dei dettagli, chissenefotte.

prendete il dottor aus, uno dei migliori esercizi di retorica contro i luoghi comuni mai messi nero su bianco. dialettica di altissimo livello. a tutto campo. nel doppiaggio italiano aus è la macchietta stronza parodia di sé stesso che tratta i pazienti come cavie. nulla di più. le serie basate sulla scrittura e non sulla storia [intesa come plot] doppiate in questo modo perdono totalmente di significato. ilai ston in italiano è una altra macchietta, doppiata da una voce che di solito interpreta ragazzini odiosi. tradotto in modo piatto ed insipido [chissenefrega delle "vicende" narrate in ilai ston. sono i dialoghi con la ecs fidanzata che fanno godere. non le schermaglie in sé].

per non dire dei dialoghi di secondo e terzo livello. azzerati, cancellati. nei doppiaggi non esistono. se non lo avete mai fatto, guardate una puntata di iar con l’audio in originale ed ascoltate quante cose in più ci sono, sullo sfondo.

eppoi. ci sono dieci voci. le solite dieci voci. per fare tutto quanto. non mi stupirei che nel mondo delle direzioni del doppiaggio ci sia un baronato degno di un qualche ateneo nostrano, dove i soliti tre tizi inamovibili tengono per le palle l’intero settore ed i venti doppiatori che lavorano. contro un migliaio che arrotondano. così se chiudi gli occhi senza sapere cosa stai guardando, magari non riesci nemmeno a capire di che serie si tratta [a proposito di dialoghi tradotti in modo piatto].

insomma, aldilà della “grande scuola italiana di doppiaggio”, che ha l’aria di essere la tipica argomentazione vuota di una italia arrotolata sui soliti tre luoghi comuni del passato, che nel duemilaotto almeno il servizio pubblico non preveda il doppio audio sottotitolato è uno scandalo. loro, i doppiatori, sostengono che nessuno guarderebbe la tivì. io so che da quando in messico i film di disnei arrivano solo in lingua originale, i bambini messicani imparano l’inglese. “e mia nonna?”. tua nonna guarderà le repliche di derric.

tag: criminal minds, doppiaggio, eli stone, er, friends, house, l'ispettore derrick, messico, the simpsons, tonino accolla, walt disney

robe che potrebbero c'entrare

comments

47 responses to “tonino accolla deve diventare rauco”

  1. Carlo
    January 7th, 2009 @ 11:00 am

    hai ragione

  2. allihies
    January 7th, 2009 @ 11:34 am

    a londra non doppiano niente. due giorni fa ho visto un film francese coi sottotitoli. all’inizio e’ stato un filo estraniante, alla fine del film mi sembrava di capire tutto. e io il francese non l’ho mai studiato…
    se solo una volta nella vita hai visto qualcosa non doppiato, non puoi piu’ tornare indietro. ho sempre visto csi in inglese. una volta, tornato in italia, mi e’ capitata una puntata doppiata. mi sembrava “bayside school” dei primi anni 90. gli stessi doppiatori!!!

  3. G.
    January 7th, 2009 @ 11:38 am

    A me fa rabbrividire quando rendono “silicon” con “silicone” invece che “silicio”.

    Ricordo anche un orrendo film australiano (o canadese? boh) in cui la protagonista – sorella gemella dizigote di un altro personaggio – nella versione italiana se ne esce con un “siamo gemelli vicoriali“.
    Immagino (non ho mai visto l’originale) fosse una impropria traduzione di “vicarial twins” col traduttore che s’è fatto sviare dai “villi coriali”…

  4. Naima*
    January 7th, 2009 @ 11:49 am

    gesù.
    l’altra sera, per sbaglio,
    ho visto la fine di una puntata di house
    su canalecinque, in italiano.

    non lo vedevo in italiano tipo da un anno.
    bestia che schifo.
    cazzo, ad house gli han messo la voce suadente da annunciatore dei promo.

    comunque
    ho scritto una tesina sul fansubbing
    che in realtà era un filippica contro il doppiaggio
    dove dicevo praticamente le stesse cose che dici te qua
    (l’ho detto che ogni tanto mi fai paura).

    il prof mi ha dato trentaelode.
    però ho dovuto far finta che mi piacesse heroes.

  5. IL REDA
    January 7th, 2009 @ 3:22 pm

    no, non fa paura, C* e’ attento e intelligente

  6. Naima*
    January 7th, 2009 @ 3:44 pm

    mi fa paura perchè dice cose che io penso
    nel modo in cui le penso.
    provocandomi crisi di identità.

  7. [c]* | Wittgenstein Links
    January 7th, 2009 @ 5:03 pm

    [...] Tonino Accolla deve diventare rauco 7 Gennaio 2009 [...]

  8. paolo
    January 7th, 2009 @ 6:02 pm

    La tesi si dimostra ribaltandola: chiunque abbia mai sentito Totò doppiato in tedesco si è reso perfettamente conto che non ha senso. E quindi…

    Volevo raccontare un esempio clamoroso per quel che riguarda invece le traduzioni: nella prima serie di iar il dottor Carter fa partorire una donna in un parcheggio e pronuncia le seguenti parole: “è un maschietto”. Anni e anni dopo allo stesso dottore si presenta una teenager ammirata, e i genitori spiegano a Carter che vuole fare Medicina proprio grazie a lui, che l’ha fatta nascere in un parcheggio. Uno allora pensa che gli autori siano ubriachi, piglia il cofanetto, va alla vecchia puntata, ascolta l’originale e, sorpresa, in inglese dice “è una bambina”. Perchè?

    Chiudo con la serie più riscritta di tutte, Six feet under, dove “fammi un pompino” diventa “baciami”. Uno ci può provare quando vuole farsi una ragazza, spiegando poi l’arguta differenza linguistica, non so se funziona però.

  9. allihies
    January 7th, 2009 @ 6:15 pm

    ehi, sei link su Wittgenstein!!!! grande!!!!

  10. Noodles
    January 7th, 2009 @ 6:45 pm

    A proposito di voci scelte à la cazzo, citerei anche il doppiatore di Dexter. La voce sottotono, il tono cavernoso e metà tra timida involuzione e minacciosità paranoica di Micheal C. Hall se ne va a frsi benedire. Fortuna che Dex lo guardo sempre in originale…

  11. alberto80
    January 7th, 2009 @ 9:27 pm

    è incredibile la storipiatura fatta nella traduzione dei dialoghi di “big bang theory”.
    per semplicità e ignoranza hanno cancellato tutti i termini da geek che usano rendendolo di una banalità unica.

    http://antoniogenna.wordpress.com/2008/07/16/scrivo-anchio-errori-e-orrori-the-big-bang-theory-e-il-doppiaggio-italiano/

    (qui c’è un’analisi un po’ più dettagliata)

  12. Testaccia
    January 8th, 2009 @ 12:01 am

    Una cosa che mi ha colpito è sapere che i doppiatori di certi film d’animazione (l’articolo che ho letto parlava di un cartone della drimuorcs, mi sembra), per ragioni di prevenzione della pirateria non possono vedere le immagini originali che scorrono. Sono quindi costretti a doppiare “alla cieca”, sincronizzandosi con le voci originali più che con le sequenze. Risulta anche a voi?

  13. Quadrilatero
    January 8th, 2009 @ 1:37 am

    Confermo il baronaggio. La peggio dei peggio, a mio modesto parere è Giuppy Izzo, voce di Meredith Grey, voce della Mamma per Amica e di 20.000 altre protagoniste femminili.
    Nella sua famiglia ci sono una ventina di episodi di nepotismo (come tutte le famiglie circens…ehm.. di doppiatori): moglie di Fabrizio Pucci (doppiatore), figlia di Renato Izzo (doppiatore), sorella di Rossella Izzo (doppiatrice), sorella di Simona Izzo (sì… quella lì…) e Fiamma Izzo (doppiatrice), madre di Nike Francesca Pucci (doppiatrice).
    E si potrebbe andare avanti all’infinito con le altre parentele. Persino Miriam Catania, doppiatrice della figlia della Mamma per amica è nipote di Simona Izzo.
    Sicuro, inoltre, che questa sia solo una delle famiglie doppiatrici.
    PS. Bel sito!

  14. Cristiano Valli - Macchianera
    January 8th, 2009 @ 4:05 am

    [...] C’è un andazzo, nel doppiare, che segue un unico verbo. Lasciare che si capisca la storia. Dei dialoghi, della personalità dei personaggi, della coerenza narrativa, dei dettagli, chissenefotte. [...]

  15. Kluz
    January 8th, 2009 @ 8:32 am

    @ Paolo : mi hai fatto morir .

  16. Jack
    January 8th, 2009 @ 8:38 am

    Ti va bene che non guardi gli anime (cartoni animati giappoensi).
    Credo ci siano solo 3 persone in Italia che doppiano gli anime, con conseguenza che se in un anime ci sono 10 personaggi, hanno piu’ o meno tutti le voci uguali.

  17. Joyello
    January 8th, 2009 @ 10:01 am

    Verissimo. Condivido ogni singola parola scritta nel post.
    E’ recentissima la mia TERRIFICANTE scoperta del doppiaggio italiano di “Ponty Python’s Holy Grail” che, praticamente, è una nuova sceneggiatura che nulla ha a che vedere con l’originale.
    Ottimo blog, questo. Una sola cosa, visto che tratta proprio argomenti come questo, Vogliamo scrivere le parele inglesi nella maniera corretta senza usare questo “fastidiosa” pronuncia italiana? (House, non Aus. E.R., non iar, ecc…). Lo so che è un vezzo ironico ma… è un po’ fastidioso. :-)

  18. Domiziano Galia
    January 8th, 2009 @ 10:17 am

    E la memorabile “Guerra dei quodi”?

    I due terzi dei doppiatori più noti sono figli, mariti, mogli, nipoti o cugini che neanche i notai.

    Comunque va anche detto che son poi anche le major o le case di produzione che tirano la cinghia e non vogliono spendere un cazzo. E a parte quelli che hanno potere di contrattazione perché ormai sono estremamente riconoscibili, il contratto nazionale è da fame.

  19. [c]*
    January 8th, 2009 @ 10:36 am

    @joyello

    sono uomo di radio io.
    tu quando leggi, fai finta che ti stia parlando, ehehehe.

  20. IL REDA
    January 8th, 2009 @ 12:34 pm

    joyello,
    a me questo inglese scritto italianizzato piace
    anzi l’ho adottato e lo diffondo
    spero che mio figlio non lo faccia a scuola

    e che nome possiamo dare a questo sleng?
    ….qui ci vuole [c*]

  21. [c]*
    January 8th, 2009 @ 12:40 pm

    mmm… se lo chiamassimo “parlato”?

  22. allihies
    January 8th, 2009 @ 12:52 pm

    spocheninglisc?

  23. ilMargutte
    January 8th, 2009 @ 1:10 pm

    Anche “Spider Pork il soffitto tu mi spork” è una cosa che ho abbastanza detestato…

  24. Andrea Grassi
    January 8th, 2009 @ 1:51 pm

    E a nessun traduttore viene mai in mente che, ortopedia a parte, difficilmente in una sala operatoria si usa uno *scalpello*, e in ogni caso mai come primo strumento? (“scalpel” in inglese è il bisturi…).
    E che “procedure” da noi si traduce più con “operazione, intervento” che con *procedura*?
    O che l’esotico *nitrogeno* in realtà è azoto (nytrogen)?
    (non sono medico né infermiere)

  25. Alex
    January 8th, 2009 @ 1:57 pm

    In tutto e per tutto con Quadrilatero! Da notare che già Ellen Pompeo è discretamente insopportabile, e vorrei ricordarmi dove ne ho visto la parodia… ma Giuppy Izzo è terribile! Ma qualcuno sa se hanno mai doppiato in italiano roba tipo 30Rock, o The IT Crowd? (Già sapere che esiste Big Bang Theory doppiato mi raccapriccia)

  26. Alex
    January 8th, 2009 @ 1:58 pm

    Dimenticavo: che mi dite dei SILONI di Battlestar Galctica?

  27. ludovico
    January 8th, 2009 @ 1:59 pm

    Post sacrosanto. Aggiungo una cosa: quando tu dici: “non mi sorprenderei se ci fosse un baronato dei doppiatori” dici una realtà assoluta e studiata. In Italia si parla infatti di prima, seconda, fino alla sesta generazione di doppiatori, al cui interno i cognomi sono i soliti 30. Nemmeno nella dinastia Reale Inglese c’è così tanto passaggio di potere tra padre e figli.
    fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Doppiatori_italiani

    saluti

  28. stark
    January 8th, 2009 @ 2:47 pm

    Perfetto.

  29. [c]*
    January 8th, 2009 @ 2:49 pm

    @alex

    occhio che 30rock sta per arrivare. su “lei”, nuovo canale satellitare rcs… dal 25 gennaio se non sbaglio.

  30. anonimo
    January 8th, 2009 @ 2:49 pm

    a me pero’ homer doppiato piace…

  31. Jed
    January 8th, 2009 @ 3:12 pm

    Tutto sacrosanto, specialmente il finale.

  32. anonimo
    January 8th, 2009 @ 3:38 pm

    Boh, su molte cose ti darei anche ragione, se non fosse che il tuo post (anche i commenti, eh) manifesta anche una forte ignoranza sull’argomento.

    Guerre Stellari è recitato da cani in originale e doppiato da attori teatrali, fai un po’ te.
    Fottesega dei quoti e dello stello pilota.

  33. [c]*
    January 8th, 2009 @ 3:47 pm

    @anonimo

    ma cosa diavolo c’entra? è un post sulle traduzioni, parlo di traduzioni. ed è un sito per tutti, non una fanzine per tecnici del sabbing. mica devo fare vedere quanto la so lunga.

  34. anacl@to
    January 8th, 2009 @ 4:14 pm

    guarda, mi è capitato di avere sotto mano “il milionario” con sottotitoli in inglese e parlato in italiano….ti giuro, da mettersi le mani nei capelli, non hai idea gli sfondoni!

    E non è che io nella vita faccia proprio il traduttore….

  35. anacl@to
    January 8th, 2009 @ 4:16 pm

    però voglio spezzare una lancia.
    Se vedi la prima scena di Full Metal Jacket in ITALIANO (quella del sergente) ti rendi conto di quanto un buon doppiatore aggiunga alla scena.
    Sicuramente in inglese è piu vero, ma quando lo ascolti in ITA ci sono miliooooni di sfumature in piu.

  36. m.
    January 8th, 2009 @ 7:46 pm

    no, non sono totlamente d’acoordo, ma in parte si. io sto preparando proprio una tesina sul doppiaggio e qualcosina ne so: quando un film arriva da noi per essere doppiato, lo script passa prima a una societa´ di traduzioni, che non e´necessariamente quella che poi lo doppiera´, la sceneggiatura doppiata passa poi a degli adattatori del dialogo che cercano di far quadrare le cose e mettere il piu´ possibile la sceneggiatura in sinc con il labiale, dopodiche` il film viene visionato per intero solo dal direttore del doppiaggio (i doppiatori, anche se hanno una parte principale fanno solo i loro “anelli”, non si guardano quasi mai il film per intero). E´ vero, molti film sono tradotti col culo, ma bisogna anche differenziare tra serial, cartoni animati e film. i cartoni solitamente sono quelli dove si investe meno denaro e quindi anche meno tempo, ma questo non dipende dalla socita´ che li doppia, bensi´ da chi li distribuisce in italia. molte volte per risparmiare viene affidato il doppiaggio a una societa´ che ti dara´ il prodotto finito a un prezzo minore di un´altra piu’ accreditata, ma la qualita’ si sentira’ appunto. ai serial viene dedicato piu’ tempo, ma anche loro molte volte vengono doppiati male, c ha ragione su aus, i dialoghi non sono all’altezza di quelli originali. infine troviamo i film, solitamente sono quelli a cui si dedica piu’ tempo, soprattutto se si tratta di una grande produzione, ma anche qui le gabole non mancano.
    ci sono pero’ dei grandissimi professionisti, ho la fortuna di conoscerne qualcuno personalmente ed e’ gente che fa il proprio lavoro nel modo piu’ serio e impegnato. il baronato esiste e’ vero, prendiamo appunto le sorelle izzo, si dice anche che siano delle gran stronze, pero’ sono anche delle grandi professioniste che lavorano seriamente e non solo perche’ sono figlie di papa’. ci sono pero’ alcuni esempi di grandissime voci che non appartengono sicuaramente al baranato e sono arrivate li e perche’ se lo meritano, due su tutti a mio parere sono francesco pannofino e roberto chevalier, tra i piu’ apprezzati doppiatori italiani. non so…credo che il doppiaggio sia una delle poche cose che ci appartengono e il piu’ delle volte e’ fatto bene, credo. prendete ad esempio Juno, la versione in italiano rende ancora piu’ onore al film che quella originale. dopodiche’ non sono assolutamente contrario ai subbi, anzi ne faccio largo uso, ma un doppiaggio fatto bene fa la differenza, aggiunge un’altra faccia al film. allora perche’ leggere i libi tradotti e non in lingua originale? anche loro molte volte sono tradotti alla cdc, ma non si dice nulla…

    p.s. comunque homer doppiato da accolla fa cagare pure a me.

  37. [c]*
    January 8th, 2009 @ 8:15 pm

    @m.

    non è che divergiamo così tanto. parliamo solo di due cose diverse. io innanzitutto parlo solo di serie tivì, come scrivo. e mi rendo conto che probabilmente la causa principale sono i bagget bassi [non penso sia il caso dei simpson o di aus]. ma proprio per questo non capisco perché non offrire la doppia opzione. soprattutto per serie il cui targhet non è esattamente mia nonna, ma gente che l’inglese a scuola dovrebbe averlo studiato. non tanto da capire siessai in lingua originale al volo, ma certo da cavarsela con i sottotitoli in italiano sotto.

    e poi si potrebbero trovare anche dei compromessi sensati. solo per fare un esempio, che significato ha tradurre, adattandoli, i testi delle canzoni, soprattutto se hanno un senso in un contesto che adattati quasi sempre perdono?

  38. Aresio
    January 8th, 2009 @ 11:25 pm

    quoto ogni parola del post.

    ricordo che una volta lanciai il telecomando durante Dr.House, dopo aver sentito blaterare di “retribuzione” come pedestre adattamento di “retribution” (=castigo). se ricordo bene, parlava con una suora (!) quindi tanti saluti al senso della scena.

    a morte i doppiatori, italiani dei miei stivali imparate sto cazzo di inglese.

  39. Alessio
    January 8th, 2009 @ 11:36 pm

    I problemi a cui fai riferimento si dividono in due parti distinte del lavoro, per il poco che conosco i meccanismi.
    La prima è l’adattamento: vale a dire la traduzione fatta prima in quanto tale e poi come meccanismo per cui quel che verrà poi doppiato possa essere vagamente plausibile se uno ci parla sopra.
    La seconda invece è il doppiaggio tout court, e lì intervengono i problemi nella scelta delle voci (sempre le stesse: chi ha Sky e ama le serie tv dei vari Fox se sente solo l’audio fa davvero fatica a capire che programma sta guardando).
    Il problema di fondo credo sia che di serie TV una volta ne arrivavano davvero poche, avevano più o meno tutte successo e per tutte venivano usati i migliori professionisti, dell’adattamento e del doppiaggio.
    Ora invece di serie ne arrivano a tonnellate, il personale impiegato è relativamente poco (immagino anche nell’adattamento) e la qualità finale risente di un lavoro fatto essenzialmente di corsa.
    Anni fa decisi di guardare Friends in lingua originale, è un’esperienza diversa, perché l’adattamento è stato fatto scientificamente “male”. Monica e Rachel in vari episodi mettono la parola “slut” o “slutty”, parlando di sè stessa o dell’altra o di un abito indossato.
    Ovviamente nell’italiano era tutto edulcorato per poter trasmettere tutto senza bollini gialli o rossi che fossero, anche se la stessa frase in un film o telefilm italiano sarebbe passata senza difficoltà.

  40. David
    January 9th, 2009 @ 1:19 pm

    We have a situation si traduce come Abbiamo un problema e non come Abbiamo una situazione (che in italiano non significa proprio niente). Eppure lo sento non solo in tv ma amche al cinema (tipo Michael Clayton)

  41. Giovanni Fontana
    January 9th, 2009 @ 1:22 pm

    Però qua, non quà.

  42. [c]*
    January 9th, 2009 @ 2:28 pm

    cacchio ci hai ragione… ma vabbè la lotta contro i refusi è un progress mai domo, eheheh.

  43. savohead
    January 9th, 2009 @ 8:24 pm

    è molto difficile entrare nel giro, è molto difficile farsi strada tra i baroni e gli altri come te che cercano ogni opportunità per far vedere quanto valgano e poi, magari, si fumano un’opportunità perché il giorno prima è successo il finimondo e non riescono a staccare la testa dalla disgrazia (conosco almeno due casi di cose simili). C’è anche chi cerca di fare qualcosa per altri, ma è raro, c’è anche chi sa cosa sia meglio e decide di usare baroni invece di nuove leve. Tutto è un po’ troppo frastagliato per essere generalizzato senza sbagliare almeno un po’.
    D’altro canto, piacerebbe anche a me poter sopravvivere con il NULLA che mi viene passato da tradurre o adattare, ma non ce la si fa; e se ti chiedono un lavoro, è sempre per ieri, se chiedi delucidazioni, chi te lo offre non sa nemmeno dirti se sia una storia vera, fantascienza o il sequel di un sequel, che magari ha dentro tutti i nomi tradotti e fai la figura del fesso a lasciare in Inglese.
    Ci sono lavori sopraffini e ci sono gusti, Homer, tra tanti, è apprezzabile in italiano molto più che in spagnolo (in effetti un po’ tutti in spagnolo fanno schifino come voci), ma un Giancarlo Giannini che ti ammazza non lo trovi spesso, al solo pensiero di quanto sia azzeccato su Joker nel medesimo film in cui Batman ha la voce di un represso sbruffone che ha mangiato la mollica del pane che gli taglia gli alti.
    Insomma, un bel lavoro con un ottimo risultato, che l’Italia sapeva portare come coccarda, l’hanno (e l’abbiamo lasciato) andare in vacca, o meglio, l’abbiamo lasciato diventare un lavoro all’italiana.
    Non penso ci sia molto da stupirsi.
    Le serie, poi, sono cresciute esponenzialmente, azzeccare il culo di trovare qualcuno arguto quanto gli autori che colga e “faccia sentire” tutti i riferimenti, le inflessioni e gli agganci dell’originale, scusatemi, ma è anche un po’ impossibile. Potrebbe accadere, ma nemmeno io credo più nella giustizia e nella meritocrazia in questo mondo.
    Scusate la prolissità, volevo solo aggiungere un apprezzamento e un grazie per aver scoperto questo spazio, complimenti.

  44. lachiara
    January 11th, 2009 @ 11:29 am

    a questo proposito ho una domanda: perché sky (scai) propone le serie in inglese ma non prevede i sottotitoli? non è che mi posso comprare tutti i dvd (divudì) di una mamma per amica (già fatto, quasi) per non sentire giuppi izzo…

    poi apriamo una parentesi anche sulla traduzione dei titoli delle serie?

  45. Lisini
    January 11th, 2009 @ 1:19 pm

    Sono in generale d’accordo. Ma non succede solo su serie televisive, o film di cassetta.
    In troppi film ci sono scelte che rovinano non solo il dettaglio, ma il FINALE di un film.
    Esempio: “Le vite degli altri” (la vita degli altri, ma vabbe’…), frase finale del film: per ringraziare [attenzione, voi che vedete i film per vedere come va a finire, sto per dirvelo] una spia della DDR di avergli salvato la vita, un intellettuale scrive un libro sulla sua storia e glielo dedica. L’ex spia, che ormai è caduta in disgrazia e dopo la caduta del muro si ritrova a fare un mestiere umilissimo, vede in libreria esposto il libro dello scrittore che lui aveva spiato e salvato, entra, scopre leggendo la prima pagina che è dedicato a lui, fa per acquistarlo e il commesso gli chiede: “E’ un regalo? vuole che glielo incarti?”. Risposta: “Nein, bitte, das ist fur mich”. Il doppiaggio inglese riporta -facilmente- “No, thanks, it’s for me”. Dove chiaramente la frase FINALE, così banale, insospettabile, aveva un doppio senso.
    Doppiaggio italiano: “No, non è un regalo”
    Ma vaff…
    [Qualcuno mi spieghi come fargli dire "No,è per...è per me" avrebbe rovinato il labiale]

    Sui titoli, “Se mi lasci ti cancello” penso abbia toccato una vetta incontaminata.

  46. Andrea Grassi
    January 13th, 2009 @ 11:12 am

    Ripasso di qui per segnalare questa traduzione sbagliata in The Millionaire di Danny Boyle, che grida vendetta al cielo (anzi, a più di un Cielo):

    http://soulfood.blogspot.com/2009/01/laccendiamo.html

  47. Rosebud
    October 12th, 2009 @ 3:11 pm

    A mesi di distanza dal termine della discussione vorrei commentare comunque per chiedere se avete visto come è stata doppiata la splendida frase di Dottor House 5×15 che in risposta a Wilson chiosava: “La religione non è l’oppio dei popoli, la religione è il placebo dei popoli”, a significare – va beh – lo saprete ma lo dico lo stesso:) – che quel po’ di bene farlocco che si pensa aggiunga la religione alla vita delle masse, non è nemmeno reale, come a dire ‘Nemmeno quel po’ di bene che credi ti faccia, è reale… è solo una tua pippa mentale…’ insomma, una battuta sull’indipendenza dalla religione eccetera, non sui culti satanici o cose che fanno del male alle persone o provocano danni o non so che… bene la frase dopo il passaggio dell’esimio direttore dei dialoghi italiani è: pronti per la gastrite?
    “”La religione non è l’oppio dei popoli, la religione NON è il placebo dei popoli…”

    la frase in risposta a Wilson non è più una risposta, con queste due negazioni che si susseguono, ma una riflessione ad alta voce che non conta una cippa! L’hanno fatta diventare una cosa senza senso, OLTRE A TRADURRE UNA COSA CON IL SUO ESATTO CONTRARIO, distruggendo da un lato il significato del discorso (danno minore) e dall’altra hanno cancellato una riflessione per salvaguardare la sensibilità dei loro nonni perché in Italia Paparatzi deve comandare anche senza ordinare nulla: è fascismo (danno MAGGIORE). Non ci sono altre cose. E per chi volesse dire ‘ma è una cosa innocua, mica hanno sparato a qualcuno’ rispondo: se è innocua perché l’hanno fatta? Lo scopo per cui l’hanno fatto non è innocuo. Eliminare il senso di una battuta di una serie televisiva che non offende nessuno, non contiene parolacce, bestemmie, non insulta e non invita ad alcunché… solo per evitare una riflessione intelligente che potrebbe O NON POTREBBE aumentare di un punto percentuale il cinismo di qualcuno GIA’ PER LA STRADA non dico dell’ateismo ma delle discussioni intelligenti… Religione italiana fascista. Punto. Tonino Accolla andrebbe preso e defenestrato dal suo ruolo che utilizza per propaganda attiva o passiva (come in questo caso). Ecco la giustizia: anzi, la giustizia vera sarebbe che in America vedessero come traduciamo Dottor House, si incazzassero come caimani e non rinnovassero la vendita delle trasmissioni. Solo inglese (ed eventuali sottotitoli per gli ignoranti).
    Poi Tonino Accolla a dire le messe, se proprio gli piace. A chi sceglie di starlo a sentire, però.

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