crossmedialità a mazzi

posted on | February 2, 2010 | 7 comments

sul numero di oggi di repubblica c’è questa alessandra retico che scrive un pezzo. oddio, scrive. diciamo che ha tradotto questo qui. hanno anche provato a citare la fonte sotto alla dida “Per saperne di più”.

sulla carta non è che ci sia nulla di male. si scova una notizia e la si riprende.

però, l’independent non è una agenzia di stampa. correttezza vorrebbe maggior risalto alla fonte. ma non solo. un conto è prendere spunto, ispirarsi, citare, tenere buono della fonte tutto ciò che fa parte dei fatti e poi scrivere un pezzo nuovo. uno tuo. che è il lavoro di un giornalista, uno dei, perlomeno.

se invece dal pezzo ricopi anche la parte di colore [la citazione del film degli anni cinquanta], riporti pari pari le dichiarazioni degli intervistati dal primo giornalista, quello vero, costruisci frasi uguali uguali, si chiama plagio.

non lo puoi firmare tu come autrice, alessandra retico. e nemmeno può repubblica scrivere in fondo al pezzo © RIPRODUZIONE RISERVATA.

all’estero, per dire, ne basta una di cosa così. e ti licenziano. da noi succede ogni giorno [differenti usi e costumi, il clima mite, la crossmedialità, boh].

aldilà dell’amor proprio, come direbbe la nonna [giornalismo è scrivere. se non ti piace o non ci hai voglia, fai altro], mi sfugge il modello di bissness di repubblica. per tutte quelle pagine fuffa che compaiono ad un certo punto del giornale, i diritti di traduzione non costano meno di alessandra?

piesse. vedo ora che nella versione onlain del pezzo nemmeno citano l’originale. il cui linc appare, invece, nell’edizione cartacea. genio puro.

tag: alessandra retico, crossmediale, diritto d'autore, la repubblica, plagio, the independent, vetro liquido

robe che potrebbero c'entrare

comments

7 responses to “crossmedialità a mazzi”

  1. Mattia
    February 2nd, 2010 @ 12:21 pm

    Boh, a spanne direi che usare un traduttore professionale costa di più che non prendere un giornalista in tirocinio, che mastica un po’ di inglese (non ho letto il pezzo, parlo in generale).

    Ad ogni modo, concordo: quando di parla di diritto d’autore i giornali italiani sono il regno dell’ipocrisia.

  2. [c]*
    February 2nd, 2010 @ 12:27 pm

    un traduttore costa dodici euro a cartella, ai tempi della crisi. e non lo devi assumere, ci sono le agenzie.

    il che “sindacalmente” è un abominio, in astratto. ma se la qualità del prodotto giornalistico che vorresti/dovresti tutelare è questa.

    cioè, percarità, c’è l’alternativa di fare un buon giornale, ma non pare siano interessati.

  3. Mattia
    February 2nd, 2010 @ 12:37 pm

    dodici euro a cartella? Praticamente come qui.
    Pensavo che a Milano costasse di più…

  4. [c]*
    February 2nd, 2010 @ 12:42 pm

    tipo, a catania otto euro lordi.

  5. Ted
    February 2nd, 2010 @ 4:58 pm

    Come Benedetta Perilli, in pratica.
    http://www.7yearwinter.com/2008/10/vuole-fare-la-modella/

  6. tiziana
    February 3rd, 2010 @ 7:33 pm

    su repubblica ce l’han per vizio: qualche mese fa hanno copiato una pagina di wikipedia senza citar la fonte.
    però quando glielo si è fatto notare (ho amici cagacazzi) hanno aggiunto il link, così puoi legger due volte la stessa cosa.

    http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/esteri/attentatore-lockerbie/attentatore-lockerbie/attentatore-lockerbie.html?ref=search

  7. ellebi
    February 3rd, 2010 @ 11:05 pm

    sì, ma nonostante il 99% di chi scrive su repubblica.it sia un analfabeta funzionale (roba di nome-virgola-verbo come non mai) e che noi pseudolaureati pseudoistruiti siamo qui a cuocere hamburger per mancanza di agganci e/o tette, tutti noi quando non abbiamo un cazzo da fare ci buttiamo a pesce sulla famosa colonnina a destra, tra culi e notizie improbabili, come dimostra anche questo articolo

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