47.18 knots

posted on | September 21, 2013 | no comments

Una fase della Coppa America

quelli bassi lì sotto, sono palazzi [...]

  1. e vedeste il pig firenze
  2. cose che si scoprono su feisbuc
  3. recap
  4. pregiudizi
  5. il clan dei milanesi

‘recycling oxygen’

posted on | September 18, 2013 | no comments

L’Ignition Interlock è un accrocchio che dovrebbe impedirti di guidare ubriaco.

In molti stati è fra le pene accessorie della ‘guida in stato d’ebbrezza’, che si chiama DUI [in realtà non si chiama DUI proprio dappertutto, DUI è una media ponderata degli acronimi in ballo]. da fine agosto vanno in onda una pioggia di spot, in tivì, che puntano a farne uno stigma sociale.

Non sta funzionando.

  1. mai neim is tannino
  2. governo. note a margine
  3. occupy north pole
  4. una tentazione irresistibile
  5. so isi

paesi athabaschi

posted on | September 18, 2013 | no comments

cater

Sono alcuni anni che son fissato con l’Athabasca.

L’Athabasca oil sands è un gigantesco deposito naturale di sabbie bituminose, situato in Alberta, Canada. A partire dal 2006 estrarre petrolio da lì è diventato economicamente conveniente e le proven reserves canadesi son diventate le seconde al mondo dopo quelle dell’Arabia Saudita. La popolazione di Fort McMurray, la boomtown al centro dell’area, è raddoppiata negli ultimi tre anni.

La regione, largamente inabitabile, si estende per 141.000 kmq [la lombardia è 23.000 kmq]. Estrarre petrolio dalle sabbie bituminose significa “lavare” chimicamente tonnellate di sabbia con una quantità di acqua cinque volte superiore in volume [sì, la sto facendo un po' semplice]. La sabbia viene trasportata con mezzi tanto grandi da dover esser assemblati sul posto. L’acqua viene lasciata in laghi di decantazione sterminati dove nel corso di anni le sostanze chimiche affiorano in superficie e vengon smaltite. A Fort McMurray la popolazione è a gran maggioranza maschile, nessun tessuto sociale, aria irrespirabile. Turni di quattro mesi ogni sei di pausa forzata, tutti molto ben pagati ma in condizioni di lavoro estreme. L’impatto visivo è impressionante.

Il processo di autosufficienza energetica del Nord America, tanto caro all’amministrazione Obama, con ogni probabilità passerà dai giacimenti canadesi. La Keystone pipeline è solo il primo dei sette oleodotti che si cercherà di costruire negli anni a venire. Nonostante alcune perplessità sulle emissioni è convinzione comune che Obama approverà il progetto, nel 2014. Nel frattempo la pressione delle lobby del petrolio è fortissima e le proteste ambientaliste son state spiazzate proprio dall’appoggio compatto dell’establishment democratico, sia in California che negli altri stati interessati dall’oleodotto. Singolare che che negli ultimi mesi sempre più generali di ogni grado sottolineino come il climate change sia ormai una questione di sicurezza nazionale, che i soldati americani muoiono più proteggendo il petrolio che i civili, che l’autosufficienza energetica è una priorità.

è il tema ambientale dei prossimi vent’anni, quello su cui i democratici fino al 2016 cercheranno smarcarsi dall’amministrazione. Uno di quelli, con i droni, Manning, la Siria, i rapporti con la Cina, su cui i democratici costruiranno la propria identità ed eredità politica per gli anni a venire.

ne parla anche il newyorker. e ne parla anche andrea salvatore, ché piano piano ne sto facendo una fissazione pure sua [sabato, intanto, si protesta].

  1. il solito problema dell’antagonismo
  2. left side
  3. però
  4. inchieste termali
  5. ai’m e lobbist beibi, so uai don’t iu chill me?

you gotta walk ten years in their shoes

posted on | September 18, 2013 | no comments

highschool

Un giorno ho letto Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana e mi son sentito uno stronzo perché quel giorno ho saputo che comunque io non so se l’avrei fatto. Ché fra la teoria e la pratica c’è una bella differenza.

E quindi mi piace pensarmi come uno che sì. Ma so che non lo so.

E se qualcuno lo sa, secondo me, o mente o ha quindici anni. Che non vale.

Lo dico perché in queste settimane mi chiaman dall’Europa che mi chiedon della guerra e i pacifisti e l’opinione pubblica americana. Ed io mi sento uno stronzo uguale uguale a quanto mi sentivo stronzo leggendo quel libro là. Perché qui chi ha meno di trent’anni ha un amico o un compagno che ha combattuto o sta combattendo una guerra vera, ed il loro essere stanchi di guerra, e lo sono, è lontano dal mio in un modo che so che non posso capire.

Non significa che non si possa parlarne se non si è coinvolti, ma che il rispetto per le posizioni, tutte, di chi lo è, andrebbe tenuto in una certa considerazione [che vorrei vederlo La Russa, a mandare a combattere una generazione].

  1. quattrocchi
  2. dhluuz’aïzüvej
  3. devi chiudere per miseria e fallimento
  4. the good citizen
  5. ha scritto la cazzata

1999

posted on | June 8, 2013 | no comments

“In the ’20s and ’30s it was the role of government. ’50s and ’60s it was civil rights. The next two decades are going to be privacy. I’m talking about the Internet. I’m talking about cell phones. I’m talking about health records and who’s gay and who’s not. And moreover, in a country born on the will to be free, what could be more fundamental than this?”

[Sam Seaborn - The West Wing, s01e09 - The Short List]

  1. sam seaborn vs. obama
  2. sloan, aaron [...]
  3. incipit
  4. espedienti narrativi in soffitta
  5. dicono di noi

che colpo

posted on | April 23, 2013 | 1 comment

hai sentito di nori? eh, è morto no, veramente ho sentito che no si ma se non dicono niente vuol dire che è morto !? anche bonino, non scrive più niente [...] è morto anche bonino? no, dico, non sa cosa dire perché nori è morto [...] povera bambina chi? la figlia, ha una figlia nori ha una figlia? credo, ne parla sul blog anche io ogni tanto scrivo un mio amico, ma poi non è che ho degli amici beh, comunque che colpo per bonino, neh? eh, beh, sì, immagino. anche per la figlia, nel caso dici che eredita molto?

[insomma, dispiace per bonino ma pare che paolo nori sia in forma e questa è una bella notizia. voi invece dispiacetevi per la gente con cui mi tocca lavorar]

  1. quattrocchi
  2. c’è un avvocato, in sala?
  3. cina-italia, sette, otto a zero
  4. crumiro per un giorno
  5. being bonino

e lo sdoganamento, che cos’è

posted on | March 7, 2013 | 2 comments

Red Widow

nell’inutile rincorsa all’originalità la provocazione è la strada facile.

nell’ultimo decennio televisivo uno degli approdi della strada facile è lo sdoganamento del tabù [o del falso tabù, più spesso]. e così abbiamo la serie tivì della spacciatrice di fumo, quella del chimico delle metanfetamine, e il serial killer, il poliziotto corrotto, il gigolò, il medico della mafia e la escort.

di sicuro ne sto dimenticando qualcuna.

esercizio di stile senza esserlo a fondo, ché lo schema, messo a nudo, è sempre quello. se il protagonista è un villain, gli si dia un’ispirazione, un’etica, un alto fattore. alto in proporzione a quanto è evil il protagonista. e sia la sua dannazione eterna, non importa quanto redento, pentito, strutto.

uno schema alla fine innocuo che rifiuta la sfida vera [che non significa che quelle serie sian per forza tutte brutte. ma solo tante buone occasioni perdute].

e così anche red widow lascia insoddisfatti. siamo nella bayarea, la criminalità è russa ed i bambini sono tre. lui muore e lei deve gestir la mafia. già sentito? appunto, è cambiato giusto lo sfondo.

insomma, parlar della serie non è spasso quanto il ad immaginare la prossima.

punto tutto su una dramedy in cui una comunità interstiziale di senzatetto di una grande città sbarca il lunario gestendo una sorta compravendita di organi umani non essenziali [ossa, cornee, reni]. si intitolerebbe fairy trade.

  1. shonda anomala
  2. dove ha fallito dexter
  3. underbelly
  4. comma
  5. mac-checcazzo

there’s no skill in blood

posted on | March 7, 2013 | 1 comment

Toshio Saeki

che tutto ciò che sta nella mia cloud un giorno torni ad amazon è cosa che mi piace. questa cosa dell’ereditarietà dei beni non mi ha mai convinto a fondo.

cioè, anche se avessi un figlio, mi spiegate esattamente perché dovrebbe ritrovarsi delle cose così, aggratis, in virtù della sola sorte d’essermi nato?

così, quel che accade con la nuvola vorrei accadesse ad ogni bene, perché trovo insostenibile l’idea di mia sorella con il mio toshio saeki in mano solo perché sono uscito da casa senza saper che non avrei mai avuto il tempo di regalarlo piuttosto ad una qualsivoglia sconosciuta di mia scelta.

e mentre son tutti indignati del non poter lasciare i brani a sua sorella [in genere i più animosi poi scopri che nemmeno hanno qualcuno a cui lasciar qualcosa. gli piace solo sentir i propri pensieri indignati] per me il problema è all’incontrario. quando acquisto una canzone di merda potrò nasconderla, rinominarla, creare la playlist ‘canzoni di merda’. ma sarà mia per sempre.

e così ho due nuvole ora. per forza. una è la brutta copia e l’altra la bella.

[che poi, pensate al passo due dell'incubo. ereditare la nuvola di qualcuno che ascolta solo tanta musica tutta quanta di merda. e non poterla cancellare mai]

  1. scusi, mi restituirebbe il cervello?
  2. quando avrai la mia età
  3. con voi, fino alla fine
  4. possibile che non si sia fatto niente?
  5. il passaggio che non colsi

“nope”

posted on | March 5, 2013 | no comments

Jack Nicholtson

“doing my Nicholson.”
[Holt Ann Richter - The Cleveland Show, s04e12 - Pins, Spins and Fins...]

  1. 7.3/11.3

zero dark thirty

posted on | December 19, 2012 | 1 comment

Waterboarding

ho visto il nuovo film di katherine bigelow 1/è bellissimo 2/nel film non si dice mai che l’informazione cruciale per la cattura di osama sia stata rivelata sotto tortura 3/non si può negare che sia ciò che la narrazione lascia credere.

tuttavia, sostenere che il film che giustifichi la tortura è una idiozia. sta tutto non nel film, ma negli occhi di chi guarda. nel modo in cui risponde quando si chiede se valga la pena torturare un uomo per arrivare ad osama bin laden.

  1. c’è ancora una cosa che non ho capito
  2. uai a lov dis cauntri
  3. questa mela di marmo è durissima
  4. a che gioco stiamo giocando?
  5. esercizio abusivo della professione

“notwithstanding”

posted on | December 19, 2012 | no comments

Notwithstanding

sui nuovi contratti di affitto di seattle è apparsa una parola nuova. notwithstanding. introduce tutto un pezzetto del contratto che spiega che checché ne dica la legge, se hai a che fare con la marijuana ti sfrattano.

  1. sciacquarsi i panni in po
  2. di tutt’erba un fascio
  3. vita dei santi
  4. slaidin’ viuvs
  5. ho detto scialè?
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