che colpo
posted on | April 23, 2013 | no comments
hai sentito di nori? sì eh, è morto no, veramente ho sentito che no si ma se non dicono niente vuol dire che è morto !? anche bonino, non scrive più niente [...] è morto anche bonino? no, dico, non sa cosa dire perché nori è morto [...] povera bambina chi? la figlia, ha una figlia nori ha una figlia? credo, ne parla sul blog anche io ogni tanto scrivo un mio amico, ma poi non è che ho degli amici beh, comunque che colpo per bonino, neh? eh, beh, sì, immagino. anche per la figlia, nel caso dici che eredita molto?
[insomma, dispiace per bonino ma pare che paolo nori sia in forma e questa è una bella notizia. voi invece dispiacetevi per la gente con cui mi tocca lavorar]
e lo sdoganamento, che cos’è
posted on | March 7, 2013 | 1 comment
nell’inutile rincorsa all’originalità la provocazione è la strada facile.
nell’ultimo decennio televisivo uno degli approdi della strada facile è lo sdoganamento del tabù [o del falso tabù, più spesso]. e così abbiamo la serie tivì della spacciatrice di fumo, quella del chimico delle metanfetamine, e il serial killer, il poliziotto corrotto, il gigolò, il medico della mafia e la escort.
di sicuro ne sto dimenticando qualcuna.
esercizio di stile senza esserlo a fondo, ché lo schema, messo a nudo, è sempre quello. se il protagonista è un villain, gli si dia un’ispirazione, un’etica, un alto fattore. alto in proporzione a quanto è evil il protagonista. e sia la sua dannazione eterna, non importa quanto redento, pentito, strutto.
uno schema alla fine innocuo che rifiuta la sfida vera [che non significa che quelle serie sian per forza tutte brutte. ma solo tante buone occasioni perdute].
e così anche red widow lascia insoddisfatti. siamo nella bayarea, la criminalità è russa ed i bambini sono tre. lui muore e lei deve gestir la mafia. già sentito? appunto, è cambiato giusto lo sfondo.
insomma, parlar della serie non è spasso quanto il ad immaginare la prossima.
punto tutto su una dramedy in cui una comunità interstiziale di senzatetto di una grande città sbarca il lunario gestendo una sorta compravendita di organi umani non essenziali [ossa, cornee, reni]. si intitolerebbe fairy trade.
there’s no skill in blood
posted on | March 7, 2013 | no comments
che tutto ciò che sta nella mia cloud un giorno torni ad amazon è cosa che mi piace. questa cosa dell’ereditarietà dei beni non mi ha mai convinto a fondo.
cioè, anche se avessi un figlio, mi spiegate esattamente perché dovrebbe ritrovarsi delle cose così, aggratis, in virtù della sola sorte d’essermi nato?
così, quel che accade con la nuvola vorrei accadesse ad ogni bene, perché trovo insostenibile l’idea di mia sorella con il mio toshio saeki in mano solo perché sono uscito da casa senza saper che non avrei mai avuto il tempo di regalarlo piuttosto ad una qualsivoglia sconosciuta di mia scelta.
e mentre son tutti indignati del non poter lasciare i brani a sua sorella [in genere i più animosi poi scopri che nemmeno hanno qualcuno a cui lasciar qualcosa. gli piace solo sentir i propri pensieri indignati] per me il problema è all’incontrario. quando acquisto una canzone di merda potrò nasconderla, rinominarla, creare la playlist ‘canzoni di merda’. ma sarà mia per sempre.
e così ho due nuvole ora. per forza. una è la brutta copia e l’altra la bella.
[che poi, pensate al passo due dell'incubo. ereditare la nuvola di qualcuno che ascolta solo tanta musica tutta quanta di merda. e non poterla cancellare mai]
“nope”
posted on | March 5, 2013 | no comments
“doing my Nicholson.”
[Holt Ann Richter - The Cleveland Show, s04e12 - Pins, Spins and Fins...]
zero dark thirty
posted on | December 19, 2012 | no comments

ho visto il nuovo film di katherine bigelow 1/è bellissimo 2/nel film non si dice mai che l’informazione cruciale per la cattura di osama sia stata rivelata sotto tortura 3/non si può negare che sia ciò che la narrazione lascia credere.
tuttavia, sostenere che il film che giustifichi la tortura è una idiozia. sta tutto non nel film, ma negli occhi di chi guarda. nel modo in cui risponde quando si chiede se valga la pena torturare un uomo per arrivare ad osama bin laden.
“notwithstanding”
posted on | December 19, 2012 | no comments

sui nuovi contratti di affitto di seattle è apparsa una parola nuova. notwithstanding. introduce tutto un pezzetto del contratto che spiega che checché ne dica la legge, se hai a che fare con la marijuana ti sfrattano.
more fun than a clown on fire
posted on | December 10, 2012 | no comments
the americans
posted on | December 10, 2012 | 1 comment
scusi, mi restituirebbe il cervello?
posted on | November 30, 2012 | 4 comments

questa cosa della nuvola, che ormai io ci vivo dentro e ci sguazzo ininterrottamente per quanto son contento, ci ha lo stesso problema delle calcolatrici. o dei navigatori. non ti aiuta, si sostituisce.
perché io non so mica come state messi lì in italia, ma qui questa cosa è pervasiva. tutti usano la nuvola e tutti hanno e sanno tutto e nello stesso tempo nessuno sa o possiede niente. perché imparare una parola quando puoi immortalarla con evernote? perché guardare un film o uno show se tanto lo puoi recuperare in ogni momento con netflix? perché sviluppare gusti letterari, musicali, culturali, se con amazon, google, spotify, posso avere in ogni istante sempre tutto e niente? insomma, è tutto lì. disinteressiamocene.
che poi, tanto per dir quanto sono egoriferito, alla fine il problema è che c’è questo tizio che ha scritto la legge che porta il nome del tizio. anni sessanta. quella legge per cui se tu fai una società che vende le pere probabilmente venderai pere nel modo in cui tu compreresti le pere, non in quello in cui gli altri le comprerebbero. e non è un grosso problema, finché son solo pere.
questo tizio e la sua legge li conosco, li ho studiati, la ho citata mille volte. ed ora non c’è verso che io mi ricordi il suo nome e la sua legge. quindi magari è la nuvola, magari son vecchio, magari è un neoblastoma.
“bang, room bong”
posted on | November 28, 2012 | 2 comments

So the plan is, we smoke the bong until we have two bongs. The bong – or Bong One, and then a second bong, the room – or Bong Two. So you take a hit from the bong… And then, you think, “Relief.” But no. Bang, room bong. And that’s when – poo-tang, you get hit by the original bong, Bong One, the actual bong, again. Bong! Hah!
[Jonathan "JP" Pembersley - Fresh Meat, s02e01 - Episode 1]
che fresh meat non se la fili nessuno mica lo so il perché. a me mi strapiace.
degli uccelli dentro degli uccelli più grossi
posted on | November 27, 2012 | 3 comments

ho mangiato un turducken
che è un pollo dentro un anatra dentro un tacchino.
l’avrebbe inventato paul prudhomme per i duvall days, nel 1983.
anche se fonti più accreditate parlano di un anonimo fattore di maurice, louisiana, che ha portato i suoi uccelli da hebert, dell’hebert’s specialty meats, chiedendogli di cucinarli così. da allora hebert ne sforna ventimila in un mese.
se siete scemi quanto me ed avete amici parecchio indulgenti, potete annunciarlo in tavola gridando release the turducken. con questo piglio qui.
[sì, lo so a cosa state pensando. "ci starebbe dentro anche una quaglia, all'inizio". ma il punto è che le quaglie di qui sono più grandi assai. assai]
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