sam seaborn vs. obama
posted on | January 27, 2012 | no comments

“Henry, last fall, every time your boss got on the stump and said, “It’s time for the rich to pay their fair share,” I hid under a couch and changed my name. I left Gage Whitney making $400,000 a year, which means I paid 27 times the national average in income tax. I paid my fair share, and the fair share of twenty-six other people. And I’m happy to because that’s the only way it’s gonna work, and it’s in my best interest that everybody be able to go to schools and drive on roads, but I don’t get twenty-seven votes on Election Day. The fire department doesn’t come to my house twenty-seven times faster and the water doesn’t come out of my faucet twenty-seven times hotter. The top one percent of wage earners in this country pay for twenty-two percent of this country. Let’s not call them names while they’re doing it, is all I’m saying.”
[Sam Seaborn - The West Wing, s02e20 - The Fall's Gonna Kill You]
rotfl
posted on | January 26, 2012 | no comments
lol
posted on | January 26, 2012 | no comments
duesutre
posted on | January 26, 2012 | 9 comments

la california è uno dei pochi stati iuessei in cui per convertire la patente internazionale non basta la teoria. ci vuole anche un’ora e ventisette di guida in città di fianco alla signorina rottenmeier incattivita del caldo. ho fatto solo tre errori lievi-lievi quindi son passato, ma due palle.
dopo la social security card, ora ci ho anche la patente della california.
adesso mi manca solo la tessera sanitaria e poi sono un cavaliere jedi.
untouchable
posted on | January 25, 2012 | 1 comment

kiefer sutherland è un attore che senza la botta di culo di ventiquattro sarebbe finito a fare il caratterista in qualche film tivì di serie bi come un sacco di attori che hanno avuto un senso giusto per una qualche finestrella degli anni ottanta, il perfetto nonno antiaborto di quei muvi che al cinema o in tivì non passan mai e che li vedi giusto sui voli interni dell’american airlains, per dire.
ed invece il suo faccione è dappertutto come se fosse un attore vero.
la ragione è che stasera c’è la prima di touch. una puttanata di dimensioni sconsiderate in cui si cerca di assemblare tutti dei generi che assieme non solo non si tengono ma che di solito nemmeno provi a metterli assieme.
ché il problema di avere un protagonista con una sola faccia, una smorfia perdipiù, costringe gli sceneggiatori ad adattare la storia a quella smorfia lì. che mica puoi avere un protagonista che si porta sempre dietro la faccia che ha uno coll’emorrodi a grappolo mentre pedala una bici colla sella d’alluminio nero abbandonata al sole. non senza una ragione valida.
e dopo dieci minuti del preair ti rendi conto che piuttosto che il carico di sfide, sfighe, sofferenze e responsabilità pretestuose cui lo han sottoposto nell’unità tempo forse sarebbe addirittura meglio lo mettessero semplicemente su quella cazzo di bicicletta facendogli confessare la storiaccia dell’emorroidi a grappolo.
e far accadere a quel punto cose plausibili che però lui non si gode. ché brucia.
[lo chiamano procedural/science-fictional/drama. e son stati pure parchi]
addicted
posted on | January 24, 2012 | 10 comments

dopo tanto parlarne [ci hanno fatto anche una puntata di siessai niù iorc], fainalli han commercializzato la miracolina e le relative bacche [nonché i semi].
trattasi di discreta figata che altera il gusto come non ve lo aspettereste mai.
se avete degli amici da queste parti, fatevele portare [spediscono anche in italia, ma una volta su due in dogana ci han da ridire, salamadonna il perché].
quote
posted on | January 23, 2012 | 3 comments

“Non esercitati all’analisi logica, male attrezzati per sviluppare e capire un’argomentazione, non avvezzi a consultare testi per documentarsi, gli studenti hanno ripiegato sulla sola posizione che potevano rivendicare come propria: le loro sensazioni su questo o quello. Quando gli stati d’animo sono i principali referenti di un’argomentazione, attaccare una tesi diventa un insulto a chi la sostiene, o addirittura un attentato ai suoi «diritti»”
[Robert Hughes, La cultura del piagnisteo. La saga del politicamente corretto - Adelphi 1994 e 2003 - traduzione di Marina Antonielli]
grazie a nabucco steppenwolf cinciripini che me l’ha ricordato. il libro, dico.
no, niente
posted on | January 23, 2012 | 4 comments
sabato è successa una roba impossibile. volevo farvela vedere bene.
scratch-scratch
posted on | January 23, 2012 | 4 comments

mentre a san francisco si coloran di rosso ed oro i monumenti, per una coindicenza di quelle che chi ci crede saran due giorni che si tocca, l’empair steit binding di niù iorc è rosso ed oro pure lui, ma per il capodanno cinese.
per ora da due. poi da tre
posted on | January 22, 2012 | no comments
che poi non c’è troppo da dire. però è vero. anche se era un numero zero che son diventati due ed il secondo lo è pure più del primo, anche se manca ancora tanta radio per essere radio, in effetti da domattina si ricomincia. da qui.
cazzo dici?
posted on | January 20, 2012 | 10 comments

non so se sono i tempi che corrono o il fatto che quasi nessuno racconta le cose che succedono ma ne discute solamente o è l’italia o che cosa diavolo sia, ma è diventato pressoché impossibile raccontare qualche cosa senza che qualcuno pensi che la racconti a supporto una qualche cavolo di tesi o il suo contrario, come se tutto fosse una opinione e nulla un fatto.
giusto l’altra mattina raccontavo a radiopop che qui a san francisco la congestion charge non c’è, che hanno proposto di introdurla dal duemilaquindici come sperimentazione ‘sulla scorta delle esperienze di singapore, londra e milano’ e della gente mi ha scritto cazzo dici? sei come quelli che non voglion l’area c [!?!?!?]. che dio bono, se non c’è non c’è, se poi della gente ha pensato che dire che la congestion charge c’è a san francisco così fa più figo copiarla che introdurla, saran ben problemi loro, però non c’è. non è che facevo un discorso a tesi, era come dire che il sole sorge.
e poi racconti che gli autobus sono vecchi e cari e poi son lenti e che qui i disabili non li tengono nascosti e chiusi nelle case ed allora capita che arrivi ad una fermata che ci sono cinque carrozzine ed allora devon scender tutti, alzare i sedili, scendere l’autobus, risalire tutti e se ne son andati venti minuti. non ho aggiunto ‘andicappati di merda’. ho solo raccontato una cosa che accade qui. nessuno se ne lamenta, fa parte delle cose che succedono. sono lenti. ed a volte le soste durano anche venti minuti. ma tanto si fa prima a piedi.
e poi i tacsi qui costano molto di più. ma si spende molto di meno. ché il tassametro parte quando arrivano mica quando li chiami e perché le corsie preferenziali sono sempre libere e perché la città è piccola. e alla fine spendi molto meno ma costan di più. e ma come ci sono anche le licenze liberalizzate. saranno anche liberalizzate ma se non ti assume nessuno la licenza non te la danno lo stesso. e resta il fatto che costano molto di più.
il problema è che se non hai il coraggio di dire che la congestion charge, i mezzi per i disabili, la liberalizzazione delle licenze sono cose giuste e sacrosante e sai spiegarlo per filo e per segno il perché ed il tuo unico argomento è invece lo fanno anche lì, lo fanno negli stati uniti, lo fanno in tutto il mondo poi capita che quando non è vero non sai più che cosa dire.
e te la pigli con uno che vede il sole che sorge e gli dici oh, cazzo dici?
[per chi mi ha già scritto 'cazzo dici? guarda che si paga a entrare a san francisco dal bei bridge', eh, sì che si paga, dal 1936. è il pedaggio del ponte]
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